Anche per la realizzazione della CICLEDIA, cominciò la lunga ed estenuante ricerca dei fornitori.... Chi sarebbe stato l'artefice del mio progetto?
Mi buttai in rete e cercai. Ne contattai alcuni, ma come gli accennai il progetto, mi morirono letteralmente in mano, manco gli stessi chiedendo di costruire lì seduta stante, un'astronave e di portarmi sulla luna.
Penso che se gli avessi posto davvero questa domanda, mi avrebbero risposto allo stesso modo.
Eppure osservando il mio disegnino non mi pareva proprio una cosa dell'altro mondo. Al contrario lo sentivo già nell'aria, potevo quasi palparlo fisicamente.
Pensai, bisognerebbe interpellare quelli che trattano componenti per cicli. magari qualche bottegaio un pò fuori dalle righe, che si diletti ad assemblare veicoli bizzarri.
Mi venne subito in mente un tipo, vicino casa, che gestiva un piccolo negozietto dove riparava biciclette e ne rivendeva i pezzi di ricambio.
Vide il progetto...sorrise e mi fece i complimenti:- Mi piacerebbe molto lavorare al suo progetto...ma...signora, mi manca davvero il tempo, e poi le verrebbe a costare un subisso, tra la mano d'opera e il materiale.-
In poche parole, mi abbandonò.
Ebbi un altro nominativo da mia sorella. Era un fabbro nel cuore di Roma, quelli che realizzano inferriate in ferro battuto. pare che a tempo perso si dilettasse anche a comporre oggetti per l'arredamento.
Mi presentai con il mio lay-out. Come lo vide rimase un pò interdetto. Si schiarì la voce, mi guardò negli occhi con aria interrogativa, quasi volesse chiedermi:- Ma si può sapere cosa diavolo le è venuto in mente?-
Poi brontolò sbuffando - Quì, il grosso problema è lo sterzo. Come sterza stò veicolo?...Devo sentire il mio tornitore....e sì quì ci vuole uno che mi faccia di sana pianta il pezzo. Solo che un tornitore costa parecchio, poi bisogna aggiungere il mio lavoro, quello di un tappezziere, e quanto le verrà a costare questo pezzo? E poi signora, le ruote...io queste che vedo nel disegno non saprei proprio dove andarle a pescare...-
- Non si preoccupi- intervenni - Quelle gliele procurerò io. -
- Sì, signora, comunque io la vedo complicata...non le garantisco nulla, anche perchè, come le dicevo, un lavoro così, rischia di venirle a costare un botto! -
Passarono le settimane, e del fabbro, più nessuna notizia...
A quel punto gli telefonai, ma mi rispose trafelato e imbarazzato. Mi disse che doveva mandare avanti il suo lavoro, e che non poteva dedicarsi a me.
Anche quello mi mollò.
Nel frattempo mi stavo impazzendo su internet per trovare le ruote a raggi,
ma non le trovavo della misura che volevo...anche lì la storia fu lunga e tortuosa.
Intanto il tempo passava, e la faccenda cicledia, si complicava sempre dippiù. Così decisi di sentire addirirttura uno studio di progettazione.
Pensai, caspita, questi progettano proprio complementi per l'arredamento...qualcosa ne capiranno, e invece, tirato fuori il lay-out, tentennarono...erano in tre, tentennarono tutti e tre, e risposero in coro che il progetto era complesso, che bisognava fare una serie di studi e buttar giù un "esploso"... -
- Scusi,- esclamai, - non ho afferrato il termine tecnico.-
- E sì, l'esploso, il disegno con cui si evidenziano tutte le parti che andranno a comporre il prototipo.-
- Aah! - Annuii, rassegnata.
risposero, sempre in coro:- in questo caso è più che mai utile, perchè dobbiamo capire se questa sedia è dotata di stabilità.-
- glielo dico io che è stabile! - Intuivo che lo fosse, mi sembrava evidente, così come è evidente che un triciclo, che poggia anch'esso su tre ruote, lo è.
Ma siccome il mio era semplicemente intuito, per loro non aveva alcun valore.
Insomma, riuscirono ad imbastire tre ore di chiacchere, che mi crearono solo una gran confusione in testa, e la loro dannata confusione mi sarebbe costata anche molto cara, visto il prezzo che spararono.
Uscii piuttosto depressa.
Per questa sedia, come per tutte le cose, ci voleva l'uomo giusto...dovevo trovarlo, ma i messaggi che mi arrivavano erano tutt'altro che incoaggianti.
Cercai ancora....le telefonate si sprecavano, ma chiunque interpellavo, continuava a morirmi in mano.
un bel giorno mi telefonò un'amica, la quale essendo al corrente delle difficoltà che stavo attraversando, pensò bene bene di procurarmi un appuntamento con un artigiano che insegnava anche progettazione allo IED. Eccone un altro! Pensai. Oramai il termine progettazione m'incuteva un certo timore: Si metterà a parlare di "esplosi" anche questo, tanto la meneranno che se ci sarà qualcosa che esploderà, quello sarà il mio cervello. Ma questo signor progettista era tenuto dalla mia amica in palmo di mano: - Vedrai che persona squisita, disponibile, competente...ecc. ecc....guarda, poi mi dirai...-
Così, mi recai da questo genio del progetto, che mi accolse in un laboratorio buio e polveroso, nel centro storico di Roma. Mi sorrise con due grandi occhi azzurri e mi fece accomodare dinanzi ad un tavolo alquanto caotico, illuminato da qualche luce fioca.
Sfoderai il mio book, e cominciai ad illustrare le varie idee che mi erano zampillate nella mente.
Lampade, tavolini, appendiabiti.....e...la cicledia.
Bene, come prevedevo, non solo non fu per nulla incoraggiante, a cominciare dai progetti più semplici. Non parliamo del resto. Uscita da lì "me sarei potuta solo ammazzà" - detto alla romana. -
Cominciò subito dicendo: - eh! io ne ho di progetti mai nati riposti sopra gli
scaffali, a marcire.
Cominciamo bene, pensai, sembrano proprio frasi di buon auspicio!
non avete idea di quello che non è riuscito a tirar fuori, ma, veniamo alla cicledia....
Secondo questo sognore non esisteva alcuna azienda nei dintorni di Roma che potesse mettere in croce quei quattro tubi per assemblare la mia sedia, che per quanto fosse particolare restava pur sempre una sedia.
No, in tutto il Lazio non c'era verso, semmai nel nord Italia....e se anche l'avessi trovata, il gioco non valeva la candela, perchè una sedia così sarebbe venuta a costare minimo 3.500 euro.
A quel punto, secondo lui, aveva più senso farne fare un pezzo unico da esporre poi nelle gallerie d'arte, piuttosto che tentare il mercato dell'arredamento.
Sennò, avrei dovuto trasferirmi qualche anno in Ungherìa, dove la mano d'opera costa poco per farmene realizzare qualche pezzo e poi rivenderlo in giro.
Poi, timidamente si lasciò scappare che lui conosceva qualche artigiano che lavorava il metallo, a Roma, ma non aveva il numero di telefono sotto mano, e poi comunque non avrebbero avuto il tempo e mi avrebbero chiesto tanti soldi.
Uscii, e dovevo avere la stessa faccia di chi con tanto di corda al collo, con un'estremità legata ad un masso va dritto, dritto a gettarsi nel Tevere.
- Telefonami! - Si sbracciava il tipo, - Così nel frattempo ti rintraccio i recapiti dei miei artigiani!! -
Certo che telefonai, ma non aveva mai i recapiti sotto mano. Mi disse che mi avrebbe contattato lui, ma quando dicono così ho subito un brutto presentimento...infatti, non si fece più sentire.
E meno male che era una persona squisita perchè sennò me dovevo preoccupà.
Ma io non mi persi d'animo, e sotto la guida del motto: Fà ciò che senti e non mollare, continuai la mia ricerca fiduciosa che un giorno avrei trovato il mio uomo.
Inviavo e-mail alle quali non sopraggiungeva mai alcuna risposta, telefonavo a vuoto, ma non mollavo.
Finchè un giorno...mentre ero nel cortile della scuola di mio figlio, durante l'orario di uscita, circondata da orde di bimbi ululanti. Squillò il telefono......
To be continued.....
La lampada "fiamme", mi era apparsa come una visione...bella!...bellissima!...
aeree lingue di fuoco ascensionali...sospese tra cielo e terra!
La pregustavo già in un angolo della casa...suggestiva!...scenografica!
-Willy!! -Tuonai, vieni a vedere!-
l'avevo schizzata malamente sul primo post-it che mi ero trovata tra le mani, ma mi bastava poco per comunicare con Willy, il ragazzo mi avrebbe capito al volo, come sempre.
Willy irruppe nella stanza, la vide ed esclamò eccitato:- Dobbiamo farla realizzare subito, è eccezionale!!-
-Aspetta, non ho mai fatto una lampada...non ho mai collegato due fili elettrici...
Non ho ancora del tutto chiaro come procedere...-
-Le fiamme,- continuai, non ho problemi a disegnarle a mano libera con la penna digitale, su Corel Draw.
Logicamente le faccio fare in plexiglass, basta uno spessore di tre mm. E il fuoco quello lo dipingo con gli smalti per il vetro. Mia madre li usava spesso sul plexiglass.-
-no!!- M'interruppe Willy- Aveva le gote arroventate e gli occhi lucidi e specchianti.-
- No, il fuoco possiamo renderlo al meglio con un'immagine fotografica impressa sulla lastra. Così è davvero spettacolare!-
- Grande Willy! esclamai emozionata!-
- Che bello,- continuai- come siamo complementari io e te, lavoriamo magnificamente assieme!-
- Te la immagini...- Willy, era entrato nella visione, palpava il pulviscolo atmosferico che danzava nella luce con le mani aperte e distese nello spazio....
- Eccole!...come ardono! Che bella luce calda e arrogante, il fuoco è così forte ed importante! la parete si è incendiata, ma puoi contemplarla senza temere.
Puoi contemplare l'archetipo del fuoco, l'idea platonica...-
- Ehi!- Interruppi con ironìa.- Oggi siamo proprio in vena filosofica!-
Willy mi guardò fisso nagli occhi:- Mettiamoci al lavoro, imbastiamo questo benedetto prototipo.-
- Dobbiamo individuare prima quale lampada procurarci e come collegare a questa le nostre fiamme...- risposi- pensavo a dei faretti, quelli cielo-terra. Li trovi tranquillamente in vendita da Ikea...-
Willy, si alzò e si dileguò... sentii del trambusto poco più in là, sembrava stesse rovistando in qualche scaffale della sua cameretta, intento alla ricerca di non so cosa.
Io invece, mi armai di blocco letraset, pennarello nero a punta fine, i miei adorati pantone e buttai giù il lay-out della lampada.
lo vedete immortalato su questa pagina, in alto.
Willy tornò di nuovo con un foglio in mano. -Che ne dici di questo?- Domandò nervoso.
-Cosa sarebbe?- Domandai curiosa.
-Un portariviste...- Rispose divertito.
- Immagina di riporre quì dentro le
tue riviste- continuò - Un brivido potrebbe improvvisamente percorrerti la schiena...come potresti infatti, adagiare le tue riviste nel fuoco? -
-Il binomio fuoco-carta, non è niente male...- Dissi schiarendomi la voce.- Ed è coerente con il nostro obiettivo, che è quello di intessere con il nostro fruitore un rapporto giocoso, provocando in lui una reazione. I nostri oggetti interagiscono direttamente con chi li osserva, suscitando in essi il sorriso e il buon umore.
-l'idea mi diverte.- Ripresi dopo una breve pausa di riflessione.- E' un oggetto dinamico, perchè il fuoco è dinamico, ed è dinamico perchè provoca una reazione, in questo caso di sorpresa! e stupore!
-Al contempo,- puntualizzò Willy- Può sempre fungere da lampada, inserendo un led. La immagino già, adagiata su un mobile basso.-
- Perchè no? Le lampade oramai puoi tirarle fuori da qualsiaisi cosa, soprattutto da quando hanno tirato fuori quelle a luce fredda...Per i miei gusti in questo periodo è un oggetto un pò troppo inflazionato, tutti fanno lampade e con qualunque cosa. Ma questa mi piace davvero tanto e la faremo...Immagino già lo slogan: RIPONETE PURE LE VOSTRE RIVISTE, MA ATTENZIONE... BRUCIERANNO!!
Nel frattempo,io e Willy,(Che come avrete oramai capito rappresenta il mio alter-ego fanciullo e creativo ), dovevamo confrontare le offerte di altri fornitori di plexiglass, per scegliere chi ci proponeva il miglior rapporto qualità-prezzo.
Il primo che avevamo trovato, quello che ci avava realizzato il prototipo, ci era sembrato un pò troppo caro...
Così ne valutammo qualcun altro, fin quando non trovammo quello che avrebbe fatto al caso nostro.
Unico neo, era davvero lontano.
Iniziarono però i primi disagi, dovuti al fatto che il lavoro che noi richiedevamo al fornitore comprendeva pochi pezzi, mentre loro, logicamente prediligevano quel cliente che gli commissionava grossi quantitativi.
Così, come ci vedevano comparire, cominciavano a brontolare, lamentando il fatto che per loro ciò che gli richiedavamo era più una perdita di tempo che un guadagno, che avevano altro lavoro da svolgere di una certa consistenza...
Fu dura, è davvero brutto lavorare con chi ti fa capire che non ha proprio voglia di collaborare con te, ti fa sentire di troppo senza farsi alcun problema.
Come mi diceva mio marito, quì in Italia tentare l'avvio di un'impresa sembra essere uno scoglio pressochè insormontabile.
La strada da percorrere assomoglia più ad un percorso ad ostacoli che ad una via percorribile senza dover per forza assomigliare a dei canguri.
Eppure, io in qualche modo, dovevo pur partire...il mio aereoplanino doveva presto o tardi...volare!
Il tipo che ci aveva realizzato il prototipo non mi era sembrato poi così oberato di lavoro. ma quelli in cui mi sono imbattuta successivamente altro- chè.
Credo di aver capito il perchè: Il primo fornitore tagliava ogni lastra a mano, mentre tutti gli altri usavano macchinari che tagliavano il plex con il laser, questo gli consentiva di trattare grossi volumi di lavoro.
E per questo motivo, quando entravo richiedendo il mio ridicolo pezzetto, mi trattavano come l'ultima ruota del carro.
per via della lavorazione al laser, era inutile presentarmi con il modellino in cartone, quello che dovevo mandargli era un file contenente il disegno vettoriale dell'oggetto.
Io che lavoravo in modo istintivo, e procedevo da anni ad intuito, entrai nel pallone... chiesi aiuto a mio marito che aveva una mente matematica, e per lui per fortuna, non fu un grosso problema decifrare un programma come Corel Draw
.Si mise al lavoro e realizzò la sagoma del portariviste...anzi sarebbe più esatto dire le sagome perchè, sempre mio marito, mi aveva suggerito l'idea,(E' proprio il caso di dire, che dietro una gran donna, cìè sempre un grand'uomo), di far fare con la medesima forma del portariviste, anche dei portacarte, perchè più fruibili ed economici!.....Mi convinse.
I costi dei portariviste, però continuavano ad essere troppo alti.
-"Signora",-MI diceva il nuovo fornitore-"Più ne fa fare, più il prezzo scende".-
Sì, questo era vero, ma secondo me, c'era anche un altro problema: Le misure...
ogni portariviste infatti, misurava 70 cm in lunghezza per 50 in larghezza, era alto 16 cm e spesso 5 mm.
Per carità, sicuramente era robusto, e abbastanza capiente da contenere riviste in gran quantità. Ma è anche vero che questo prodotto strizzava l'occhio prevalentemente ai giovani, i quali, visti i tempi che corrono, se hanno il privilegio di avere una casa tutta loro, questa difficilmente supera i 50 mq.
Tenendo conto che un portariviste standard non superava i 50 cm. di lunghezza...era davvero il caso di ridurlo.
Riducendone le dimensioni, ne avrei ridotto anche lo spessore, le alette esterne quelle più delicate e fragili si sarebbero accorciate di conseguenza, offrendo così meno gioco al peso delle riviste.
Particolare da non sottovalutare, riducendo misure e spessore il prezzo scese vertiginosamente.
Mi sentii più sollevata, in un periodo di "vacche magre" come quello che viviamo, ci vuole niente ad uscire fuori mercato.
Ora il mio obiettivo era quello di approdare nei negozi.
Era mattina e Willy stava disegnando febbrilmente, era tempo che non lo vedevo così concentrato...
Io nel frattempo uscii per fare quattro passi, passate due ore, ero nuovamente di ritorno...Willy, rideva a crepapelle, girando per casa con un foglio in mano.
Curiosa, sbirciai i suoi scarabocchi;-"Willy, cosa hai disegnato, un triciclo?"-
Mi mostrò divertito il secondo disegno raffigurante una signora "bene", con tanto di messa in piega e tacchi a spillo, che viaggiava per casa a tutta birra, seduta su quello strano attrezzo a pedali, tenendo in mano un bel vassoio ricco di leccornie invitanti.
Non a caso, la bella ed elegante signora era diretta verso la camera da pranzo, dove ospiti affamati attendevano impazienti il suo arrivo.
La sua risata mi contagiò, mi ero connessa anch'io a quell'immagine spiritosa.
Ci guardammo con intensa complicità, e questo ci rese fortemente eccitati!!
Una nuova idea era appena approdata nelle nostre menti irrequiete, ed era davvero originale, oltre che straordinariamente divertente!
Era nata la CICLEDIA....
bè per essere più esatti era nato solo il suo archetipo,però almeno quello ora esisteva!
Pensare di realizzare questo prototipo appariva un tantino più complicato rispetto al portariviste AERPLEX. Questa volta la sfida che ci attendeva era davvero grossa!
Io e Willy ci guardammo... ci sembrava davvero impossibile venirne a capo.
Restammo un pò come sospesi, ci sentimmo improvvisamente appesantiti dal grave compito che ci aspettava, perchè come stavamo, imparando a nostre spese: Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
Iniziò così una lunga e dura ricerca rivolta a chi sarebbe diventato l'artefice del nostro prototipo.
Ragazzi, oggi parleremo di uno straordinario progetto che sta nascendo in questi giorni, il quale esordirà nel corso dell'edizione autunnale 2011 di Moa Casa; Che si terrà dal 28 ottobre al 7 novembre alla Nuova Fiera di Roma.
Straordinario, perchè volto a valorizzare, nonchè mettere in luce il talento individuale, eloggiando alla libera espressione della creatività che ogni individuo in quanto "unico", può donare.
E' così che il gruppo Kata, ideato e progettato dal Professor Michele Fanfulli, in collaborazione con Punto di Fuga, Legno e Design, Dezign Studio, e Tomea Materie Plastiche, mira alla promozione di tutto ciò che concerne l'artigianato, unito alla progettuale innovazione del Design. Il tutto in linea con il rispetto per l'ambiente e il contenimento dei costi.
L'escursione del termine artigiano, per Michele è ampia, e va dall'arte del saper forgiare il pane a quella del ricamo, dalla lavorazione del legno a quella del plexiglass, e via dicendo.
Tutto questo infonde un grande entusiasmo e una grande speranza... quella, che gradualmente si torni a quel rispetto per la persona, e alla propria preziosissima UNICITA', che era venuta meno, stritolata dall'avvilente "piattume" industriale.
Ad ogni INIDIVIDUO, in quanto tale, deve poter essere concesso, il recupero della propria dignità, semplicemente perchè questo è un suo diritto.
Solo in questo modo la persona può riaccedere alla propria integrità perduta per tornare a vivere se stesso.
Dare la possibilità di esistere prima di tutto a se stessi, per poi donarsi agli altri, credo sia il vero senso della vita.
Per questo guardo al progetto Kata con grande fiducia, considerandolo più che mai attuale e soprattutto necessario.
Complimenti Michele!!
Insomma, il primo portariviste AERPLEX, tra varie peripezie,alla fine è venuto fuori.
Ritirata la lastra stampata,che come dicevo nei post precedenti, non era esattamente come la volevo,purtroppo ciò che questo mestiere ti insegna,è che tra il dire e il fare, c'è di mezzo il mare.
Voglio dire che sono innumerevoli i compromessi che bisogna accettare tra l'idea originaria,e la realizzazione di un oggetto.
Ma la cosa divertente è stata quando l'ho portata a far piegare dal solito grezzissimo artigiano, il quale nonostante tutte le coordinate che gli avevo dato per la realizzazione di questo benedetto areoplano nonchè il modellino in cartone che gli avevo lasciato, proprio per evitare la benchè minima incomprensione. Ha avuto il coraggio di piegarlo al contrario!!
Così, fresco, fresco si girò tutto contento, e me lo poggiò sul tavolo capovolto....
Io rimasi letteralmente "ghiacciata!"-"Ma,me l'ha piegato a rovescio?"-
-"Signò,è così l'aereo,è come n'aereo da combattimento....-
-"Combattimento? Ma che dice,scusi...questo deve riprendere esattamente le sembianze di un aereoplanino di carta...come,le ho portato anche il modellino?"-
Insomma,me lo dovetti far correggere,riposizionando l'oggetto sulla resistenza incandescente, per ammorbidire nuovamente il plexiglass nei punti prestabiliti per le pieghe,e poterle modificare.
.....Succede anche questo.....
Ho imparato comunque che è difficilissimo trovare l'artigiano giusto, quello cioè che è in grado di seguirti con il giusto intuito.
Invece bisogna abituarsi fin da subito a non dare per scontato niente, ma proprio niente, neanche le cose che ci sembrano più ovvie.
Questo signore era davvero un pò troppo grezzo.
Ma io mi recavo molto volentieri nel suo laboratorio perchè trovavo la sua persona teneramente pittoresca!!
Buongiorno a tutti...Oggi volevo parlarvi più in generale di questo giovane blog, che ha poco più di un mese.
Interrompo quindi solo temporaneamente il flusso dei post dedicati alla storia dei miei prodotti, per cominciare invece a parlare di quello che vuol essere il CONCEPT di Amusing Design.
Innanzi tutto A.D. nasce con l'obiettivo di diventare una vetrina aperta a tutti quelli che si riconoscono in questa filosofìa...quella,cioè, di guardare la realtà dal punto di vista del nostro "fanciullino" dimenticato.
Quel monellaccio esuberante che crascendo abbiamo involontariamente represso.
Vi siete mai chiesti se scegliete davvero ciò che vi piace? Oppure ciò che è buona consuetudine scegliere?
Magari il vecchio comò che troneggia buio e pesante nella vostra camera da letto vi opprime...ma vi hanno sempre fatto credere che fosse particolarmente elegante. Oppure, che se ve ne liberaste fareste un torto a vostra nonna dalla quale lo avete ereditato.
Gli oggetti di cui ci circondiamo così come l'abbigliamento che indossiamo dovrebbero esprimere noi stessi, dovrebbero corrisponderci nei nostri gusti e nelle nostre passioni....Ma molto spesso non è così.
In A.D. "Il fanciullino interiore" è tornato! E stavolta è lui a scegliere.
Una casa arredata A.D. è una casa viva e piacevole, che trasmette buonumore e positività, perchè scelta dalla nostra parte più autentica e incontaminata.
Al contrario dell'oggetto industriale che è soggetto unicamente a finalità di vendita.
l'oggetto Amusing Design scaturisce dalla libera creatività dell'artista,è fatto a mano, è unico e cosa oramai più che rara: realizzato in Italia.
Quindi se ci sono giovani artigiani ( intendo giovani dentro, anche se hanno 70 anni ), e designer, o artisti che si riconoscono in questo spirito e vogliono inviarmi le foto dei loro prodotti o i disegni di ciò che vorrebbero realizzare,sono i benvenuti.
Momentaneamente possono inviare il loro materiale alla mia posta elettronica, finchè il blog non sarà pronto anche per ricevere.
Allora che ne dite di ridere e divertirci assieme?
L'artigiano del plexiglass si prese una settimana per tagliare e lucidare la mia lastra. Dovevo poi prenderla, portarla a far stampare e riportargliela indietro per le pieghe.
Accidenti! -Pensavo dentro di me...-quanto tempo ci vuole per ottenere questo semplicissimo portariviste!
Mentre viaggiavo verso il suo laboratorio,mi sentivo poco convinta della scelta che il tipo mi aveva indotta a fare,e cioè a stampare su supporto trasparente piuttosto che bianco, come avevo pensato inizialmente.
In effetti utilizzando la base trasparente il disegno sarebbe stato visibile da entrambe i lati.Cosa che non si verificherebbe stampando su supporto bianco. Mi ero trovata costretta ad accettare questa scelta perchè non sapevo che la stampa digitale (di quella grandezza), sarebbe costata un botto.
Un altro aspetto che mi faceva protendere verso il supporto bianco era anche un altro: Avevo scoperto infatti che questo tipo di stampa non rendeva i bianchi, e i bianchi in un disegno sono importanti ! Invece sarebbero andati persi e al loro posto la superficie sarebbe rimasta trasparente.
-Mah! pensai, vediamo...i prototipi servono proprio per essere studiati.-
Giunta sul posto, suonai...
dopo qualche minuto comparve tossicchiando una nuvola di polvere con due gambe, io lo salutai, lui grugnì e mi accompagnò nel salone centrale, dove giaceva la sagoma del mio futuro portariviste.
- Ecchila...come mi ha detto de fà ho fatto!E mi sparò il prezzo!-
- Tossii, poi mi schiarii la voce:- Accidenti!!- Replicai-
-Signò, è n' prototipo, lei deve mette in conto che n' prototipo costa.Io devo accenne la "machina" solo pè lei,poi c'è lo scarto del materiale,i bordi da lucidà !-
Leggermente impallidita,lo pagai e mi congedai timidamente.
Presi la mia lastra sotto il braccio e lo salutai.
Finalmente avevo in mano qualcosa con una forma e una consistenza.
Pensai,lo porto in quel grande negozio vicino a casa, che fa stampe di qualsiasi tipo e su materiali vari...
Per il fumetto avevo realizzato un bel disegno a pantone su cartoncino bristol, e con quello entrai nel negozio.
Mi accolse un bel giovane ricciuto che visionato il disegno, mi spiegò tutto l'iter, ricordandomi anche che i bianchi sarebbero andati persi e anche lui mi sparò subito il prezzo:- Tot per la foto e il resto per la scansione!-disse.
Persi un ulteriore percentuale di colore dalle mie gote.
Questo voleva dire che uno stupidissimo portariviste di plastica sarebbe costato una cifra pazzesca, e a che prezzo avrei dovuto metterlo sul mercato?
Ora mi è più chiaro perchè vanno a far realizzare gli oggetti in Cina.
E stavamo parlando di un portariviste, che non è certo un bene di prima necessità. Tutti possiamo sopravvivere più che bene senza un portariviste nelle nostre case, poi mettici pure che costa una mazzata!!
-Ma l'idea è geniale!!- Tuonò improvvismente Willy- Ed è unica, tanto è vero che l'hai brevettata!- Continuò il ragazzino rosso in viso.
Guardai il giovane ricciuto e gli domandai:- Ok,questo che ti chiedo è un solo pezzo, ma qualora te ne chiedessi un certo numero il prezzo si assottiglierà?-
- Certamente rispose il giovane convinto.-
Io e Willy eravamo lanciati e non stavamo nella pelle, non vedevamo l'ora di vedere l'oggetto realizzato.
- Ok, affare fatto, procedi pure con il lavoro !-
E con il sorriso sulle labbra e il corpo pervaso da una frizzante emozione uscimmo!!