mercoledì 30 novembre 2011

Il SISTEMA TWISTY DI DRYDESIGN

Oggi parliamo della simpaticissima linea Twisty, disegnata da Drydesign.



Twisty è un elemento d'arredo altamente versatile e mulifunzionale, dall'aspetto dinamico e sinuoso, che sa essere elegante ma al contempo divertente, (Anzi, per essere più esatti direi : "Amusing"), giocoso e fresco. Realizzato in polietilene, viene prodotto in tre versioni: Il pieno (Basic), il vuoto (Open), il vaso (Pot). Così, le sue curve insolite e i suoi piedini ad incastro, permettono a Twisty di essere impilato fino al numero di moduli desiderato.
Twisty, può diventare all'occorrenza: Pouf, tavolino, sgabello, libreria, vaso, portaghiaccio, e con l'aggiunta di appositi kit anche lampada, singola, oppure formata da più moduli.

I moduli, sono prodotti in due versioni: Una con superficie sabbiata, ideale per l'esterno e l'interno, e una laccata. L'estrema attenzione per la qualità dei prodotti Drydesign, presuppone che questi rispondano ad importanti requisiti come: Resistenza ai raggi U.V. per mantenere la vivacità dei colori per gli elementi laccati e non, nonchè resistenza agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche. L'unione di queste caratteristiche, con la cura di ogni particolare in fase di produzione, consente ai sempre più numerosi fruitori dei prodotti Drydesign, sia privati che contract di utilizzarli in ogni luogo possibile, esterno o interno.
Drydesign con i suoi elementi di arredo dalle forme intriganti, impreziosisce spazi prestigiosi di ogni genere, come  porticati, terrazze, openspace, lobby di uffici, lounge bar, o ambienti più intimi e privati.

Le colorazioni previste sono varie, ed è possibile richiedere anche decorazioni stampate sulla superficie. Anche i Twisty luminosi, sono pensati per essere utilizzati in qualsiasi spazio ed ambientazione, e in contesti sia pubblici che privati. Si va dal kit base, con attacco per lampada E-27, al più sofisticato kit di illuminazione "light-tube", il quale si avvale di una tecnologìa che oramai diventa sempre più diffusa, dati i suoi innumerevoli vantaggi: Il LED, proposto sia in monocromìa che in RGB.
Questo kit, è dotato di comando remoto, che permette di effettuare l'accensione o lo spegnimento di più moduli allo stesso tempo,(utile ad esempio in un bar, lounge bar, disco pub), e di regolare l'intensità luminosa, i colori, le sfumature e le modalità di cambio colore.

Tutte queste combinazioni cromatiche danno vita quindi, ad infinite sfumature, creando ambientazioni scenografiche sempre diverse, in base alla tipologìa dello spazio, della serata o anche dell'umore.

Il sistema Twisty svetta  nella foto in alto, dove è stato esposto nel corso della fiera Moa Casa, (edizione autunnale 2011), nel contesto del gruppo Katadesign.


To be continued...

domenica 27 novembre 2011

LASCIAMO CHE I BIMBI GIOCHINO

Ho sempre ritenuto che la parte più sana di me, si chiamasse Willy.

Willy è quell'aspetto innato, presente in ogni essere umano, Willy è eternamente giovane e non conosce morte.

Willy, non rischia di precipitare nel pozzo nero del tempo tiranno che tutto risucchia.

Willy è il guizzo dell'anima che germoglia, dissetandoci ogni giorno di vita e luce.

Willy è positivo, è sereno...perchè è se stesso, è spontaneo come la sorgente che sgorga scrosciando felice, compiendo in ogni goccia il suo destino.

Willy è quella parte di noi che sfugge ad ogni controllo, ad ogni omologazione....è il monello che scappa da ogni forma di ingiusta costrizione...egli resta sempre immacolato e puro di fronte ad ogni rischio di contaninazione.

Ben presto, le energìe di ogni bambino vengono canalizzate. Gli si da appena il tempo di fare i primi passi, ma fin da subito un bimbo libero fa paura, così lo si indirizza all'apprendimento di innumerevoli discipline e o attività.

Io stessa ho un figlio....una piccola peste, e cerco ogni giorno di stare il più possibile attenta a non cadere in questo errore.... cercando di rispettare il più possibile il libero evolversi del suo essere acerbo.

Ho molto rispetto del suo tempo libero. In quella circostanza, infatti, ogni individuo può semplicemente e naturalmente sentirsi esistere...ha finalmente lo spazio per poterlo fare e nello spazio può riconoscere i propri confini e la consistenza del proprio essere.

Io resto dietro le quinte compresa in un osservazione discreta di quest'esserino che si esprime nel gioco regalandosi quel momento di piacere dopo tante ore di dovere.

Willy è scaturito da me con grande decisione, è un personaggio forte, sebbene perennemente giovane....e mi ha salvato. Perchè tutte le volte che la realtà esterna ha cercato in qualche modo di snaturarmi, lui ha gridato!

(A fianco: I prigioni di Michelangelo. Foto tratta da www.solotravel. ).

Io sono cresciuta in un quartiere bene di Roma, un quartiere abitato da
gente interamente omologata in un sistema granitico.

Quello che mi ha sempre ossessionato degli abitanti di questo quartiere era la loro assoluta convenzionalità...prendere coscienza di questo mi toglieva il respiro, dandomi un grande senso di profonda claustrofobìa.

 Chi erano queste persone? E come erano cadute così lontano da loro stesse.....

Giunsi bambina in questo quartiere...ma i miei coetanei erano già cresciuti da tempo...forse, non erano mai stati bambini. Che tristezza!!

(Foto tratta da:www.amando.it).
Tutta la loro vita era incapsulata dentro schemi, scadenzata da abitudini, sempre le stesse abitudini che si ripetevano da anni, e i figli si succedevano identici ai genitori e vestivano identici a loro, identici tra loro e ai loro nonni....le loro case erano arredate tutte uguali e uguali a quelle dei loro nonni e bisnonni....era gente che non sceglieva... non sceglieva la propria vita....ma replicava quella di altri, cibandosi di cibi "premasticati".

Tutte le domeniche si ritrovavano in chiesa, stirati e profumati, più per sfoggiare la loro presenza ben vestita e infiocchettata che altro... poi facevano e dicevano tutti le stesse cose! Mi sembrava di vivere in un incubo....  Willy soffriva molto e ogni tanto gridava forte la sua rabbia!!

Così, cominciò a provocare...provocava a fin di bene, voleva gridargli: Svegliatevi!! Siete vivi? se la risposta è sì, riprendete a respirare!!... Willy era dissacrante e ironico...usava questi strumenti per suscitare in loro una reazione.

Pressochè tutti i genitori che mi circondano, corrono ogni giorno a canalizzare da qualche parte le libere energìe dei loro figli...così come è stato fatto con loro, quando erano bambini.

- "Il tuo dopo scuola che fà?" -

E che dovrebbe fare? Dopo che è stato 8 ore, (orario d'ufficio), costretto al dovere?

- "Il mio fa calcetto, nuoto, catechismo e inglese...stavo meditando se aggiungere musica, sai bisogna approfittarne quando sono piccoli perchè sono molto ricettivi e imparano tutto e subito". -

Non si ha più la percezione del tempo secondo se stessi...ognuno di noi ha un proprio tempo interiore a cui è collegato il suo naturale sviluppo, attraverso cui il proprio essere si esprime e si manifesta.

Ma questo tempo-spazio è costantemente messo in pericolo da un tempo feroce, stabilito dall'esterno, che incalza con impegni e appuntamenti incessanti.

 Si devono fare continuamente cose, e le nostre personalità via via si dissociano dietro le cose, fino a non riconoscersi più, cadendo così dentro qualche rigido sistema di cui diventiamo irremediabilmente dipendenti. Infatti se l'individuo cessa di brillare di luce propria non sarà più in grado di autoalimentarsi e cadrà in qualche dipendenza...qualcun altro lo alimenterà.

Sembra che gli adulti, oramai irremediabilmente cementati dentro questo sistema come i famosi "Prigioni" di Michelangelo, non possano sopportare di riflettersi nella  naturale libertà del bambino, perchè far questo  rende evidente
per contrasto la loro prigionìa. Così, per non sentirsi in difetto devono difendere ad oltranza il sistema che li schiavizza: Il sistema è un buon sistema e i loro figli vi si debbono omologare il prima possibile, perchè prima vi entrano e più facile sarà per loro sopportarlo in seguito.

 Come a dire: Prima entri nella gabbia più naturale ti sembrerà vivere nella gabbia. 
Così, quando riprendo il mio bimbo da scuola, vengo inevitabilmente travolta da frotte di mamme trafelate, agitate, con le messe in piega scompigliate che trascinano bimbi perplessi armati di zaini scuola e sacche nuoto! le vedi che fanno lo slaslom tra macchine in doppia fila, lasciando scie di bava sull'asfalto...


Ogni tanto dopo qualche ora ne ritrovano qualcuna inacastrata per i tacchi dentro qualche tombino.

 Nell'aria aleggia ancora il loro eco:- "E' tardi, è tardi!! Dovevamo esser là e invece siam quà!!" - Così diceva il "coniglio" di "Alice e il paese delle meraviglie", raccontatoci da Walt Disney...Sì, peccato che quel coniglio in quel momento abitava un incubo!!

lasciamo che i nostri bimbi giochino!

E riguardo a noi stessi, chiediamoci come mai oramai da tempo non lo facciamo più....e non sappiamo più riconoscere i nostri reali bisogni, nè come sarebbe stata diversa la nostra vita se avessimo fatto e imparato meno cose ma ci fossimo divertiti di più e fossimo rimasti fedeli a noi stessi, scegliendo noi la nostra vita reale e i nostri reali obiettivi.

Forse oggi sapremmo chi siamo e saremmo un tantino più coscienti del perchè siamo al mondo.

mercoledì 23 novembre 2011

TAVOLINO FLIPPER

Willy se ne stava seduto sul divano....era un pò che era silenzioso e osservava con insistenza il tavolino "Rian" di Ikea.

Tavolino di cui devo tessere le lodi, per la sua straordinaria praticità. Scorre sotto il divano, riesci ad avvicinartelo quel tanto che ti basta per consumare uno snack veloce di fronte alla tv, piuttosto che, lavorare sul tuo pc, senza rinunciare alla comodità del divano.
Insomma, io e Willy siamo tanto affezionati a questo piccolo, comodo tavolino. Che tra l'altro non sò se è ancora in produzione.

Willy, improvvisamente scoppiò in una delle sua grasse risate e si voltò a guardarmi:- Sto immaginando una scena divertente! - esclamò, - ma prima devo spiegarti una cosa: - vedi il piano di questo tavolino? Le dimensioni,lo spessore, i suoi angoli smussati? -
- certo che sì! - Risposi curiosa, non immaginando dove volesse arrivare... -

- Bè, mi ricorda tanto un oggetto...ce l'avevi anche tu quando eri bambina: Il flipper! ma quello giocattolo, piatto e trasparente. - Come Willy finì di parlare si compose immediatamente davanti ai miei occhi e con estrema chiarezza l'immagine di un nuovo tavolino: Il tavolino Flipper!

Scattammo in piedi all'unisono, e ci scaraventammo su internet, e più precisamente su e-bay alla ricerca di un vecchio flipper naturalmente!! Ahimè, la maggior parte facevano davvero schifo! Soprattutto quelli tutti circondati dal "fascione" di plastica colorata, purtroppo i nuovi flipper giocattolo son fatti quasi tutti così.

Perchè il nostro flipper fosse minimamente estetico, doveva essere il più possibile trasparente!

Mentre cercavamo affannosamente, Willy mi guardò e disse: - Prima ridevo perchè immaginavo una scena: - Tavolino vicino al solito divano, entra un ospite, trattasi di un'elegante signora ingioiellata. La padrona di casa le serve il caffè e lo poggia sul nostro tavolino...ma suona il telefono, così si assenta un istante...
L'ospite rimane prima un pò perplessa, come intimidita, ma poi, sopraffatta dalla
tentazione, non resiste più e si scatena in un'avvincente partita, noncurante della tazzina che vola per terra in mille pezzi e della sua messa in piega fuori controllo!!
- Evviva la caduta dei freni inibitori!! - Esclamai...- Sì, poi quando cadono a
persone così impostate, fanno davvero un bel frastuono! -

Io e Willy trovammo il nostro flipper, che arrivò dopo tre giorni. Ora il nostro obiettivo era quello di pensare alla base per il nostro tavolino, certo l'ideale era farlo fare in plexiglass, di modo che venisse tutto trasparente.... ma il plexiglass era troppo caro e il nostro tavolino sarebbe uscito fuori mercato, così pensammo di farlo fare in metallo e ci recammo in una zona di Roma gremita di botteghe e artigiani di tutti i tipi.
Chiedemmo ad un passante dove potevamo trovare chi lavorasse il ferro e ci indicò una ditta che trovammo subito dietro un isolato.
Entrammo con il flipper in mano e spiegammo all'artigiano il nostro problema.

 Grazie a Dio anche stavolta come per la Cicledia eravamo incappati nella persona giusta, un altro artigiano amante dei complementi di arredo, anche se il suo lavoro principale era un altro: Quello di occuparsi di infissi. A tempo perso però non gli dispiaceva dilettarsi nella realizzazione di qualche pezzo su commissione di architetti oppure artisti.

A differenza di tanti altri artigiani burberi e grezzi incontrati sul nostro cammino mossi dal terrore che gli facessimo solo perder tempo, questo lo diceva con molta serenità che a lui far cose di questo tipo non conveniva economicamente, ma ne era appassionato e per questo accettava di perderci del tempo. Bè, quando c'è la passione si vedono subito anche i risultati, infatti il nostro scherzoso "coffee table", era pronto dopo ben due giorni, ed era più colorato e divertente che mai!

Il tavolino Flipper è costituito da una base in ferro, lavorato a "frollino", su cui viene incastonato il piano costituito da un flipper "vintage".

Il tavolino misura: Lunghezza: 50 cm.
                            larghezza:  35 cm.
                                altezza:  62 cm.




giovedì 17 novembre 2011

LIBRERIA BILIKO

Mi piace l'alluminio, perchè è chiaro e lucente, perchè i suoi riflessi sono morbidi e tendenti all'azzurro.


Salendo su un vecchio tram, mi capitò di osservare con una certa insistenza il pavimento del veicolo, rivestito in "lamiera mandorlata". Ero attratta dal motivo grafico che le mandorle, rincorrendosi con alternanza e al contempo contrapponendosi le une alle altre, tessevano.



Willy mi sfilò lesto lo zaino dalla spalla, e dallo zaino sfilò l'immancabile block-notes e la penna, rigorosamente nera. Il ragazzo si comportava così quando veniva travolto dall'ispirazione, e a quanto pare, ciò stava accadendo...Willy, aveva pensato bene di immaginare la nostra fonte di ispirazione ingrandita e appesa alla parete, così che potesse fungere da supporto per i libri.

In poche parole , il nostro monello aveva trasformato nella sua fantasìa la nostra "lamiera mandorlata" in una libreria. Logicamente perchè questo potesse accadere, andava tutta riproporzionata e le parti sporgenti avrebbero dovuto acquistare una maggiore profondità.

Ci guardammo entusiasti.- Questa va brevettata immadiatamente! - Esclamò!-
Bravo willy,- risposi soddisfatta...- E' davvero bella!-
- Ora però inizia la parte più difficile, dobbiamo capire in quale materiale farla realizzare....- Willy mi guardò un pò incredulo...- In alluminio no?- Risposi che quello sarebbe stato il materiale ideale, ma non sapevo se era possibile. Non ci restava che chiamare Edoardo, l'artefice della nostra Cicledia.

Edoardo diede un'occhiata al disegno, rimase perplessò e poi annaspò....- Non è facile trovare i "profili" giusti. Sarebbe molto meglio farla in ferro, ma viene fuori parecchio pesante e costosa.-
Io e Willy ci guardammo con aria complice, intuimmo che Edoardo sebbene fosse stato l'uomo giusto per la realizzazione della Cicledia, non lo sarebbe stato altrettanto per la libreria.
Arrivammo alla conclusione che la strada più semplice e veloce da percorrere sarebbe stata quella di farla fare in legno. Conoscevo anche il falegname che avrebbe potuto occuparsene.

Per dare il via ai lavori ebbi però nuovamente bisogno dell'aiuto di mio marito per quel che riguardava il "disegno vettoriale" dell'oggetto. Mio marito si impazzì un pò con Corel Draw, ma alla fine ne venne a capo.

Avevo intenzione di raggiungere l'effetto "alluminio", successivamente, in fase di "finitura".
Chiesi al mio falegname se ciò era possibile, lui annuì, ma quando vidi quale con quale colore avrebbe dipinto la mia librerìa, mi si rizzarono i capelli. infatti l'unica tinta somigliante all'alluminio che aveva, era un grigio orrendo che solitamente si usa per dipingere l'interno dei cassetti dei mobili per le cucine. Povera mè!!!

Allora, sottovalutando la faticaccia che mi sarebbe toccata in seguito, gli dissi di lasciar perdere la tinta finale che me ne sarei occupata io. Fui molto istintiva nel deciderlo, come è il mio solito, purtroppo...Rassicurata dal fatto che in passato, avevo lavorato nella bottega di un vecchio restauratore dove avevo appreso la tecnica della foglia d'oro. In questo caso, avrei applicato quella d'argento, così avrei reso quell'effetto metallico tanto desiderato.

Ma il problema era che quì non si trattava di rivestire una semplice cornice, bensì un "bestia" di un metro e 15 per un metro e 15, con parti in rilievo di un certo spessore e pesante la bellezza di trenta kg.

Attesi una qurantina di giorni, dopo di chè finalmente arrivò la tanto attesa librerìa. Trattenni il respiro, quando si tratta di esperimenti, fino all'ultimo non sai come va davvero a finire. Ma quando la vidi, mi piacque subito moltissimo, e lasciai defluire il respiro  sollevata!

- E' bellissima!! Al di sopra delle mie aspettative!! -

Sulla sua superficie era stata applicata qualche mano di fondo, di colore bianco.
Aveva davvero l'aspetto di una scultura...infatti quando la videro parenti ed amici, furono tutti concordi nel consigliarmi di lasciarla proprio bianca.

Mia madre mi diede il suo parere da artista: -Sì lasciala così...sul bianco le ombre sono più morbide e vellutate, danno all'oggetto quell'aspetto sfumato, molto fine ed elegante.

Accidenti, ma allora se dovevo lasciarla bianca potevo far sì che se ne occupasse il falegname....e invece il lavoro finale restò sulle mie spalle.

Me la trascinai in terrazzo e cominciai a pittare armata di grembiule e pennellessa. Ma con le mandorle interamente montate e piuttosto vicine tra loro, il lavoro si complicava il triplo: le gocce si formavano in continuazione e come ne ripassavo una se ne formava un'altra, poi, lavorando all'aperto, il pezzo era esposto a polvere ed agenti esterni  che sopra la superficie umida e appiccicosa si depositavano con il rischio che vi restassero immortalati.
 fu arduo, ma la portai a termine. del resto, la funzione di un prototipo è proprio quella di essere studiato e perfezionato.

Era nata la libreria: Lamiera Mandorlata. l'avevo chiamata così proprio perchè volevo che fosse evidente la derivazione della sua forma.

Ora, a distanza di un anno dalla sua realizzazione, quel nome non mi piace più, e ho deciso di ribattezzarla così:
Libreria Biliko, perchè come si può osservare dalla foto, i libri che vi sono riposti danno sempre l'impressione di trovarsi un pò in bilico, per l'appunto. Ma state pur tranquilli, è solo un'impres
sione.

Del resto, fa proprio parte della mia natura giocare con le forme e le impressioni che queste suggeriscono!

E voi, che ne pensate?






   

venerdì 11 novembre 2011

GENESI DELLA CICLEDIA

Il telefono squillò...Non ci credevo, sembrava che almeno una delle innumerevoli e-mail spedite, fosse andata a buon fine.

Il tipo che mi aveva telefonato sembrava davvero interessato alla realizzazione della mia sedia.

A quel punto mi sono seduta per riprendermi dall'emozione, mentre il mio bimbo, appena uscito da scuola, mi scorazzava intorno con aria ciondolante, credendosi il T-Rex di Jurassic Park.
- Ok, lei vorrebbe realizzarla - Dissi - Non mi pare vero....- Perchè, signora? - Rispose il tipo - con aria placida - Proseguì dicendo che non vedeva grossi problemi, e sembrava piuttosto convinto.

Mi spiegò che lui era una persona aperta a idee sperimentali, che aveva già lavorato per alcuni architetti, nonchè artisti, anche sua figlia faceva l'artista.

Pensai che era proprio di persone appassionate per questo genere di cose che avevo bisogno. Persone pronte ad entrare in sintonìa con il mio spirito. Visto che solitamenente per gli artigiani dar forma ad un prototipo, rappresenta più un costo che un guadagno.

Aveva davvero telefonato l'uomo giusto? Avevo finalmente trovato colui che sarebbe diventato l'artefice del mio curioso progetto?

Sembrava proprio di sì, soprattutto quando con un filo di voce tremolante gli feci la fatidica domanda:- Il prezzo? - pronta ad allungarmi dritta per terra. Invece con mia grande sorpresa, la cifra che mi comunicò, non mi sconvolse affatto, al contrario mi sembrò piuttosto plausibile. Presi di corsa un appuntamento, a questo punto ero davvero curiosa di conoscerlo.

Il mio uomo si chiamava Edoardo, e aveva un'aria simpatica e disponibile. Ad accogliermi, di fianco all'entrata del suo ufficio, una scultura in metallo in stile moderno. Era evidente quanto mostrare queste cose, fosse per lui un vezzo, di cui non esitava a pavoneggiarsi. Non a caso era così predisposto a prendere in carico la mia sedia bizzarra.

- Abbiamo già realizzato qualche anno fa, una biciletta davvero assurda per un architetto! - Esclamò con aria baldanzosa, sorridendo compiaciuto.
Però mi accorsi immediatamente di una cosa, questo signore, sebbene si vantasse di bazzicare tra artisti e architetti, quasi si sentisse un pò artista anche lui, era molto lontano dal possedere il benchè minimo senso estetico. me ne accorsi quando mi consigliò di stare tranquilla, perchè delle ruote se ne sarebbe occupato lui.... ma mi si sono di colpo increspati i capelli, quando ho visto che genere di ruote avrebbe infilato sotto il mio veicolo: Aveva scelto delle orrende ruotone scure e pesanti, quelle per uso industriale... e nonostante teneva davanti a sè il mio disegno, con tanto di dettagli illustrati, come provava a buttar giù lui qualche particolare, venivano fuori sempre forme tozze e davvero brutte!
Fu difficile far capire ad Edoardo che del design avrei dovuto occuparmene io.

Mi allarmò anche un altro particolare, non meno importante: Il signor Edoardo stava procedendo tranquillamente, omettendo di sana pianta il problema dello sterzo. Ora ho capito perchè non era sembrato minimamente turbato dal mio progetto...Se continuava a togliere e sottrarre via via i particolari più complessi, quelli che più contribuivano a caratterizzare l'oggetto, della  mia Cicledia ci sarebbe rimasto ben poco!

Nel frattempo, mi era capitato di conoscere il Professor Michele Fanfulli, Docente di Design, nonchè Architetto, il quale stava mettendo su un gruppo tra artigiani e designers, che producevano con le loro forze i loro prototipi. E si stava preparando per farli partecipare a Moa Casa, fiera dell'arredamento che si tiene a Roma tutti gli anni. Michele girò la sua offerta anche a me... Non mi sembrò vero e aderii felice!

La fiera però non aspettava certo me, e si avvicinava a gran passi! Mi sembrava sempre più utopistico arrivare a presentare la mia Cicledia. Mi sarei limitata a presentare i miei portariviste e portacarte Aerplex.

Trovai le ruote a raggi delle misure che volevo, anche se per essere più esatti, le ruote posteriori mi sarebbero piaciute più piccole in relazione a quella anteriore, e le avevo pure trovate, le faceva una ditta tedesca ma costavano troppo care.

Edoardo però aveva immaginato in quella sua testaccia dura, di togliere anche i pedali....Che dovevo fare con quest'uomo? Ecco perchè il preventivo che mi aveva fatto, mi era sembrato accessibile...toglieva tutto!!

Basta, dovevo risolvergli io il problema sterzo-pedali, e lo risolsi così: Acquistai un monociclo da un tipo che vendeva attrezzature per circhi, facendo questo però avevo risolto solo il problema pedali, perchè haimè, nei monocicli, non è previsto lo sterzo....
Del resto applicare un cuscinetto alla ruota anteriore avrebbe fatto lievitare troppo il prezzo della sedia.

Edoardo insisteva di lasciarlo perdere questo sterzo...era solo un prototipo, certi particolari, secondo lui, era meglio affrontarli successivamente.

La fiera incalzava, e io correvo come una pazza per Roma a destra e a manca tra depliants, bigliettini da visita e via dicendo.

Diedi ufficialmente il via ad Edoardo per la realizzazione della mia strana creatura.
Mi aspettavo che sarebbero passate settimane, che avrei dovuto sollecitarlo più volte, sprecandomi in telefonate, come era sempre successo con gli altri artigiani. così, mi ero messa l'anima in pace.
Invece Edoardo mi stupì di nuovo, mi telefonò dopo due giorni:- Alessandra, la tua Cicledia è pronta...vienitela a prendere! - Mi tremarono le gambe! Non avrei mai potuto immaginare una cosa del  genere, nè potevo immaginare un altra cosa: la ruota anteriore girava!! - Edoardo non mi aveva avvertito volutamente, per farmi una sorpresa. Quella fu davvero la ciliegina sulla torta! Aveva inventato lui il sistema per farla girare. Grande Edoardo!!  

Ero al settimo cielo, Moa Casa, cominciava tra una settimana, a questo punto era "straurgentissimo" trovare un tappezziere, scelsi quello sotto casa, anche se non era dei più economici. Non avevo tempo, perchè quello che sembrava solo un sogno stava diventando realtà, avrei presentato la mia Cicledia in Fiera...

E così fù: La Cicledia entrò alla fiera di Roma e spopolò!!

Grazie Edoardo!!

giovedì 3 novembre 2011

KATA DESIGN AL MOA DI ROMA

Un flusso di gente stanca e annoiata irrompe carica di buste su cui troneggiano scritti a caratteri cubitali i grandi marchi dell'arredamento...poi,.... con aria interdetta le persone cominciano a guardarsi intorno... sembrano come stupite, ma poi lentamente si fanno strada per gli stand del padiglione 4.

la fiera è sempre la stessa, ma qualcosa è cambiato, strani figuri nascosti dentro buffe tute bianche si trovano appollaiati su insoliti sacchi buttati per terra, al centro della grande sala.
 Sembrano studenti.

 In piedi, di fronte a loro, qualcuno sta parlando, sta spiegando qualcosa...pare stia parlando di design.

Si tratta del neonato gruppo kata Design, ideato e diretto dal Professor Michele Fanfulli, mentre i giovani che gli siedono intorno sono i "kataniani", e con lui stanno lavorando ad un work-shop, che, ospitato dallo stimolante scenario della fiera in corso, li porterà a dare forma ai loro progetti.
E poi ci sono gli stand, gli stand degli artigiani, gli stand dei designers, che insieme riuniti andranno a costituire gli "artigiainers", termine coniato da i falegnami di "Rotalab", una delle ditte partecipanti.

(E' loro il bellissimo tavolo immortalato nella foto in alto, realizzato in collaborazione con il laboratorio "Artestenico, che si occupa della lavorazione del ferro). 

Le persone dopo un primo momento, congelate dallo stupore, cominciano lentamente a sciogliersi, riversandosi curiose al''interno della sala.


Al silenzio seguie un brusìo composto, fatto di domande e complimenti, di auguri ed incoraggiamenti.

( Vedete quì di fianco le proposte di 20 mq).


 I loro occhi, via,via si ravvivano e sorridono riconoscenti, per tutto ciò che ora in questo momento gli stiamo regalando.
 Una nuova luce distende il loro viso e....guardano, chiedono, toccano le superfici lisce o ruvide satinate e porose, fredde o calde, tutti i loro sensi partecipano.

 (A destra, sedia e tavolini di "Spigoli vivi", sullo sfondo il totem luminoso di "Drydesign").

I prodotti proposti da kata, sono prodotti fatti dall'uomo per l'uomo.
Realizzati con la mano collegata alla testa e alla pancia, prodotti pensati, sognati, ma anche sentiti fin dentro le viscere prima di vedere la luce.


Come in passato, oggi ritorna l'oggetto fatto ad arte: L'artefatto che celebrato dai riflettori della fiera, desta l'attenzione, donando suggestioni ed emozioni.


(Poltrona in cartone di "Dezign Studio).
 
Gli artigiani dalla loro postazione sono pronti all'incontro con i designers e viceversa... ecco come d'incanto, comincia la partita...cominciano a germogliare le interazioni, iniziano a conoscersi e a scambiare sempre più intensamente, fino a fecondarsi.

(Il mobile quì di fianco si chiama "Madame", è stato disegnato da Angelo Bucci di "Dezignstudio", e realizzato da "Punto di Fuga-legno e design").

Michele dirige con passione la sua orchestra. Michele crede nelle persone che fanno parte di quest'orchestra, crede nella sua visione, e la trasmette con vigore, dando tono e forza al gruppo.

(Gli abiti indossati dal manichino sono frutto del lavoro di: "Made in Testaccio").


Le gote incendiate dal fervore, e lo sguardo che s'irradia nel futuro... Michele è pronto, e noi con lui.

l'oggetto presentato da kata è un oggetto nato da un gesto autentico, perchè la creatività che muove kata è autentica. L'oggetto non resta relegato ad oggetto, ma arde di luce propria, è vivo.
Moa casa ospiterà kata design fino al 7 novembre, giorno di chiusura. E si sta gradualmente dirigendo verso quella data, riscuotendo un bel successo: le strette di mano, gli auguri e i complimenti dei visitatori ci scaldano e ci danno speranza, ci augurano di andare avanti, di proseguire....

( A destra, avrete sicuramente riconosciuto il mio portariviste "Aerplex", che nella foto è realizzato in ferro, anzichè in plexiglass ).

Kata design é nato solo ora, ed è già considerato da molti il punto di maggior interesse dell'intera fiera. Quì le menti ribollono affamate di futuro e il sangue rovente, fluisce veloce, l'energìa si palpa con mano, ed è chiara e lucente, perchè non ristagna mai.

( Borse in pelle di "Libra Project" ).

Sono contenta e volevo esprimerlo a voi, che mi leggete in quest'istante..

Venite, venite a vedere...correte a trovarci!!!

Quelle che vedete in queste immagini sono solo alcune delle proposte presentate da Kata a Moa casa. Quì sotto, alla fine del post, trovate il link al blog ufficiale di kata, dove potete consultare le schede relative ai singoli "artigiainers" .

Buona lettura!!
( Lampade di  "Drydesign" ).

To be continued....

   http://kata-design.tumblr.com/