Willy ama osservare gli oggetti: Le forme, i colori, la consistenza....deve subito toccarli per percepirne la superfice, sentire se questa è ruvida o liscia.Poi li annusa per assaggiarne l'odore. Il suo rapporto con gli oggetti è assolutamente sensuale...essi sono emanazioni delle persone che gli danno vita , e in essi è ancora racchiusa parte di quella energìa. Gli oggetti creati da Willy però di energìa devono averne da vendere, tanto da rendersi autonomi, come abbiamo visto in uno degli ultimi post.
Quello che potete osservare nella foto quì a lato è un palloncino. Willy si è servito proprio di questo strumento per dar forma alle gambe del suo tavolino, utilizzando la tecnica della cartapesta. Non a caso uno dei programmi preferiti di Willy è Art-Attack. Così, ha preso due ciotole, in una, più piccola ha versato della colla vinilica allungata con un pò d'acqua, e nell'altra ha versato solamente dell'acqua, per potervi mettere a mollo strisce strappate da quotidiani vari.
Poi, quando l'involucro esterno delle gambe è ben asciutto, si fa scoppiare il palloncino all'interno e si farcisce la cavità o con dello stucco, oppure con polpa di cartapesta, noi abbiamo usato quest'ultima.
Io, personalmente, mi sono occupata di tagliare il piano tavolo, (l'unica parte in legno), con il seghetto elettrico...per Willy era troppo pericoloso.
Costruire i piedi non è stato semplicissimo...sono stati assemblati tra loro più pezzi di cartoncino: uno per la pianta, uno per la parte laterale, calotta superiore, tallone e caviglia. Il tutto è stato poi irrigidito con la carta pesta.
Una volta concluso il lavoro con la carta, abbiamo passato sopra una mano di stucco, poi una mano di gesso acrilico per fa prendere bene il colore, e infine appunto, il colore..... acrilico naturalmente.
Conclusa questa operazione, abbiamo rivestito il nostro oggetto con una pellicola protettiva e plastificante.
Ecco fatto! E' nato finalmente Raimondo! E' stato un lavoraccio! Altro che slow-working, quì se non sei dotato di una buona dose di pazienza, è meglio non mettersi proprio al lavoro. Ma chi la dura la vince, e il nostro tavolino capriccioso è finalmente sbocciato!












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